Culture


Identità e violenza, di Dorella Cuomo

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«Il mio primo contatto con l’omicidio avvenne all’età di undici anni. Era il 1944, nel corso degli scontri tra induisti e musulmani che hanno preceduto l’indipendenza indiana. Kader Mia era un musulmano, e per gli spietati criminali indù che lo avevano aggredito quella era l’unica identità importante. La violenza settaria oggi non è meno rozza. È una grossolana brutalità che poggia su una grande confusione concettuale riguardo alle identità degli individui, capace di trasformare esseri umani multidimensionali in creature a un’unica dimensione.» Amartya Sen, 2006

Pubblichiamo volentieri la riflessione dell'antropologa Dorella Cuomo sul tema già introdotto dal noto saggio di Amartya Sen, “ Identità e violenza”, rivisitato in chiave antropologica.

La tendenza ad appiattire le molteplici identità di ogni individuo in una sola caratteristica, è tipico delle semplificazioni del mondo odierno, e tanto più- aggiungiamo noi- quando si vuole “comunicare” l'immigrazione. Le comunità immigrate non sono quasi mai viste come insiemi articolati di individui, ognuno con una storia e un vissuto diverso, ma di volta in volta rappresentate come “federazioni di religioni”, nazionalità, etnie, sclerotizzate nell'immaginario del comunicatore in base a supposte e stereotipate appartenenze etnico-religiose cui corrispondono altrettanto supposte e poco verificate descrizioni delle stesse.

Paradossalmente tale comunicazione è incoraggiata da un equivocato “rispetto” per la diversità, con lo sguardo fisso allo stereotipo culturale e alle notizie filtrate e spesso imprecise che arrivano dai paesi di origine. Nessuno tiene conto del fatto che nel frattempo il mondo e le persone cambiano, che la gente viaggia, che ci sono i giovani con legami trasversali e molteplici, dalle connessioni sempre meno prevedibili e sempre più fluide, meno attenti alle “appartenenze” e più alle relazioni sociali costruite nel tempo e nello spazio.

Oggi i pericoli dell'identità univoca, cercata ad ogni costo, sono dietro l'angolo, e quando non si manifestano nei gruppi ideologizzati e violenti, effetto perverso dell'ossessione identitaria di cui ci parla Dorella Cuomo, si esprimono nel quotidiano delle sottili barriere sociali che tengono a distanza di sicurezza "loro", le persone immigrate.

Identità e violenza, di Dorella Cuomo



Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Aprile 2012 14:57
 

Nomi dell'altro mondo.

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 Alias o “nomi dell'altro mondo”.

 Non si è stranieri solo per effetto di un diverso status giuridico, si è stranieri a cominciare dal nome.

Sono diverse la grafia e la lingua, ma sorattutto sono diverse le regole che sottendono alla composizione stessa del nome, anzi sono diverse le consuetudini alla base dell'attribuzione dei nomi e dei cognomi, quando esistono, e che non sempre diventano regole o norme chiaramente stabili nel tempo.

Forse una volta anche i nomi italiani erano così, e i cosiddetti cognomi altro non erano che soprannomi o derivazioni da elementi connotanti la professione o il gruppo sociale.

E anche in Italia una volta non era infrequente cambiare o adattare il proprio nome ad esigenze contingenti.

Una cosa è certa: dal contatto con la burocrazia italiana, la diversità nella strutturazione o nella grafia dei nomi stranieri rivela ostacoli spesso insormontabili senza uno sforzo continuo di adattamento.

Ai cittadini stranieri è frequentemente richiesta l'esibizione di certificati, di “prove”, che spieghino o documentino ragioni difficili da comprendere ai singoli uffici, avvezzi a prassi rigide e con una minima conoscenza del mondo esterno, o per cui la sola regola ammessa è quella italiana.

Eppure, il sistema occidentale o eurocentrico che prevede un cognome seguito dal nome proprio è in realtà un'eccezione nelle consuetudini del nostro pianeta.

Come lo è la trasmissione del “cognome” per via paterna, o l'uniformità dei cosiddetti “cognomi” per tutti i componenti di una famiglia.

Ultimo aggiornamento Martedì 07 Febbraio 2012 22:58 Leggi tutto...
 

LA COMUNITA' RAVIDASI A CREMONA

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Festa di anniversario del Guru Ravidass nel cremonese.

Chi domenica I° aprile era di passaggio a Casteldidone, un paese di neanche 600 abitanti, di cui il 21% indiani, non può non aver notato la pacifica invasione di oltre mille di loro: un centinaio residenti del paese, gli altri venuti alla spicciolata da Bergamo, Mantova, Parma, Piacenza, Treviso, Verona e Vicenza, con i fazzoletti arancione e le bandiere nocciola con il simbolo Har, ovvero “Dio nell'universo” per i ravidasi, agli angoli delle strade, davanti alla chiesa, fino al tendone allestito per la mega festa nel cortile delle scuole, dalle nove del mattino fino al tardo pomeriggio, con la partecipazione della cantante e attivista indiana venuta dal Punjab, Rajni Thakarwal.

A un certo punto si sono incrociati i fedeli che uscivano dalla chiesa per la processione delle palme e i ravidasi che andavano al loro raduno: cristiani e indiani insieme, allegramente, fino al punto da vedere nel tendone della festa un ramoscello di ulivo in mano ad un bambino venuto per l'occasione con il padre, il sindaco di Casteldidone. Un servizio d'ordine impeccabile, gestito dagli indiani della Shri Guru Ravidass Parchar Sabha di Cremona, dall'ingresso a un parcheggio fuori dal paese, ha garantito la tranquillità dei casteldidonesi, tra l'altro invitati dagli organizzatori della festa, con la costante presenza della polizia municipale e dei carabinieri. E qui l'aspetto più interessante: i ravidasi, tutti lavoratori nelle aziende locali tra Solarolo, S.Giovanni in Croce, e nei più piccoli centri del Cremonese e mantovano, hanno familiarizzato con le forze dell'ordine e spiegato i principi della loro comunità, che si differenzia dai sikh, più conosciuti nel territorio cremonese, per la devozione al “santo Ravidass. La ragione della differenza, come hanno spiegato a tutti i visitatori non indiani, è che il loro Guru, un mistico, pacifista, teosofo e poeta, vissuto nel tardo medioevo e autore di celebri inni, era un “fuoricasta” e aveva, messaggio rivoluzionario all'epoca, predicato che anche i più poveri e umili, appunto gli “intoccabili”, come lo era Ravidass stesso, giudicato “impuro” perchè ciabattino e addetto alla lavorazione delle pelli, vietata alle caste alte, possono giungere a Dio, e che la divisione in caste era un errore.

Non a caso tutti i ravidasi della zona hanno una vera e propria venerazione anche per il “Doctor” B.R. Ambdekar, politico ed economista indiano, le cui foto sempre in impeccabile giacca e cravatta si trovano in ogni casa indiana, anch'egli nato hindu ma di origine fuoricasta e “dalit”, e uno dei padri dell'India moderna, estensore della Costituzione indiana, colui che disse “non morirò da indù” e, consapevole che la religione è “psicologicamente” necessaria all'uomo, organizzò nel 1956 una conversione di massa al buddismo per contrastare l'iniquo sistema delle caste.

B.R. Ambedkar e il buddismo  ( F. Villano, 2008)

Il fatto che i nostri lavoratori ravidasi, quasi tutti “dalit”, riconoscano un debito morale nei confronti di un politico buddista dimostra la grande capacità di aggregazione di molti indiani più che per gli aspetti dottrinari per gli aspetti sociali, e la naturale tendenza alla mescolanza di religioni, cioè al sincretismo, tipici dell'India.

Naturalmente in Italia le caste non esistono, dunque adesso, contrariamente all' India, enorme paese dai grandi contrasti e dove purtroppo, anche se la Costituzione lo vieta, permane ancora nella consuetudine la divisione sociale in classi rigide, i ravidasi cremonesi si riuniscono almeno una volta all'anno in comuni diversi, con la generosa collaborazione di qualche sindaco, ( l'anno scorso a Rivarolo Mantovano) per gli aspetti devozionali più che sociali, per ritrovarsi e sentirsi uniti, per offrire un pasto agli ospiti e spiegare le loro ragioni, qualche volta in polemica verbale con gli “orgogliosi” sikh, e rigorosamente senza turbante.

Un grazie dunque da parte loro al sindaco di Casteldidone che domenica ha portato alla comunità ravidasi il saluto del comune ricordando il contributo dei lavoratori indiani all'economia della zona, e ai carabinieri di Solarolo Rainerio che non si sono limitati all'azione di controllo ma hanno mostrato interessi culturali e ascoltato la gente.

 

Per approfondire: Ravidass e la Ravidassia

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Aprile 2012 11:19
 

LA SEZIONE CULTURALE

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Nella sezione cultura daremo spazio oltre che al nostro lavoro di ricerca ad articoli, saggi, recensioni, interventi dei collaboratori che da anni accompagnano gli eventi culturali organizzati dall'associazione, i corsi e il lavoro nelle scuole.

Un'altra parte importante verrà riservata a testimonianze di vita e percorsi di migrazione, per una lettura attenta nel sottolineare le trasformazioni che inevitabilmente accompagnano il "viaggio"di ciascuno.

Infine uno spazio particolare verrà dato all'analisi di tutti quei fatti e acquis culturali che se non compresi portano a equivoci o difficoltà, a partire dalle differenze "burocratiche", con conseguenze sugli stessi titoli di soggiorno o sul difficile percorso verso la cittadinanza, come lo denota ad es. la questione dei nomi stranieri.

La sezione conterrà inoltre materiali vari legati ad eventi culturali: immagini, musica, video, etc.

 

Primi materiali:

" Alias, ovvero i nomi stranieri. L'India"

 Chi è un Singh.

"Identità e violenza"

"Strutture di parentela"

"Caste e democrazia in India"

Il libro dei Sikh

video. "Stranieri sempre".

 

Ultimo aggiornamento Domenica 19 Agosto 2012 23:04